SEMICERCHI – SEMI01
ORMEA – AGOSTO DUEMILAOTTO
Il progetto SEMI nasce dalla consapevolezza che per restituire credibilità popolare all’arte occorra una visione a lungo termine. Occorre armarsi di perseveranza … sviluppare un percorso fatto di piccoli passi quotidiani … misurare gli errori ed i successi senza perdere di vista la direzione principale: coltivare l’arte come caratteristica connaturata all’esistenza umana. In questa direzione ci muoviamo e nella speranza di mantenere lo spirito virtuoso del pastore di Giono: «Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile». Jean Giono – L’uomo che piantava gli alberi – 1953
È quindi un lavoro di semina. Senza troppe garanzie di riuscita ma con la precisa convinzione che senza semi non c’è raccolto. Senza l’impegno e la qualità del lavoro si riducono le possibilità di riuscita. «Il pastore che non fumava prese un sacco e rovesciò sul tavolo un mucchio di ghiande. Si mise a esaminarle l’una dopo l’altra con grande attenzione, separando le buone dalle guaste. Io fumavo la pipa. Gli proposi di aiutarlo. Mi rispose che era affar suo. In effetti: vista la cura che metteva in quel lavoro, non insistetti. Fu tutta la nostra conversazione. Quando ebbe messo dalla parte delle buone un mucchio abbastanza grosso di ghiande, le divise in mucchietti da dieci. Così facendo, eliminò ancora i frutti piccoli o quelli leggermente screpolati, poiché li esaminava molto da vicino. Quando infine ebbe davanti a sé cento ghiande perfette, si fermò e andammo a dormire. La società di quell’uomo dava pace. Gli domandai l’indomani il permesso di riposarmi l’intera giornata da lui. Lo trovò del tutto naturale o, più esattamente, mi diede l’impressione che nulla potesse disturbarlo. Quel riposo non mi era affatto necessario, ma ero intrigato e ne volevo sapere di più. Il pastore fece uscire il suo gregge e lo portò al pascolo. Prima di uscire, bagnò in un secchio d’acqua il sacco in cui aveva messo le ghiande meticolosamente scelte e contate».
Come seguendo la via tracciata dall’uomo che piantava gli alberi, l’idea semplice che la galleria vuole sviluppare è quella di installare sacchi riempiti di semi in vari luoghi. L’obiettivo è quello di generare dei piccoli “presidi artistici” utilizzando la metafora della trincea (vivere e morire lungo la linea di confine) per visualizzare un “limite valicabile” tra la gente e l’arte.
I semi germogliano, crescono e muoiono nello stesso luogo; una installazione temporanea che deve sorprendere prima, coinvolgere poi ed infine far sentire la propria assenza. Nuove installazioni, in diversi luoghi avranno poi la missione di segnalare una bella piazza, un monumento o un’area di interesse storico e sociale dimenticato dal passo dell’uomo… una nuova linea di confine da superare.
Quando Giono, reduce dalla grande desolazione della seconda guerra mondiale, tornò a far visita al pastore, si stupì:
«Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole [..] è una storia esemplare che racconta di come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione».